Storytelling

Luca Muchetti

Storytelling – L’informazione secondo Luther Blissett

«Un libro importante. Una lettura consigliata» Wu Ming

Luther Blissett, a più di dieci anni dalla sua irruzione nel panorama mediatico, non smette di affascinare, contaminare e attraversare un numero imprecisato di persone sparse per il mondo. Dai primordi della Rete al presente del web 2.0, Luther Blissett è una firma ancora utilizzata da performer, artisti, operatori del virtuale, prankster e collettivi d’attivisti europei e americani. E’ il nome di una leggenda (e l’epopea di un folk hero) che si presta a numerosi tentativi di rilettura.

“Storytelling” intraprende un viaggio che sceglie di seguire Luther Blissett nel suo assalto all’infosfera. Le celebri beffe a quotidiani e telegiornali italiani messe a segno nella metà degli anni ’90 hanno svelato i punti deboli della macchina informativa, portando al cortocircuito il sistema mediatico e codificando – forse per la prima volta in modo così compiuto – pratiche e tecniche per un sabotaggio dell’informazione.

“Storytelling” evita di circoscrivere a una dimensione europea o mondiale quel Coindividuo che ha fatto dell’inafferrabilità una delle sue principali caratteristiche. Al contrario, il libro racconta Luther Blissett come un “soggetto-multiplo in guerriglia mediatica”. Abile nell’assumere, ricalibrare e personalizzare azioni di disturbo e spaesamento immaginate, narrate, progettate (più o meno consapevolmente) da illustri predecessori come Jorge Luis Borges, Orson Welles, Provos, Kommune 1, Radio Alice, Il Male, Frigidaire, Guerrilla Girls e Joey Skaggs, Luther Blissett ha lanciato semi che, nel nuovo millennio, sono fioriti nelle azioni di tute bianche, Chainworkers, Yes Men e molti altri.

La narrazione di “Storytelling” – fra ricostruzioni, aneddoti e analisi cui prendono parte anche le voci di Bifo, Enrico Brizzi, Emidio Clementi e Wu Ming – giunge fino al suicidio rituale del 1999, quando il Luther Blissett Project si chiuse dando vita a una serie di esperienze figlie di quel piano senza coordinate. “Storytelling” ne racconta l’eredità e segue la traiettoria di una scheggia bolognese del progetto: quella dell’atelier di scrittori senza nome noto come Wu Ming.