Maceo Parker @ Blue Note, Milano, 8 novembre 2013

Maceo Parker @ Blue Note, Milano, 8 novembre 2013

Soltanto Maceo Parker poteva presentarsi sul palco del tempio milanese del jazz sfottendo lo swing e spiegando alla numerosa platea che sì, certo, qualche volta capita persino a lui di ascoltare jazz: «Noi però abbiamo il FUNK!». Un colpo netto di cassa e rullante, l’aria che si ferma, e un sax che scriverà il resto della storia. Maceo Parker è sbarcato al Blue Note per due serate composte da altrettanti show per data.

Lo spettacolo, sebbene di durata più ridotta rispetto ad altri tour italiani, non ha lasciato a bocca asciutta chi si era innamorato dell’atmosfera del capolavoro dal vivo Life on Planet Groove. Se infatti la storia e i percorsi che hanno fatto incrociare le strade del sassofonista di Kinston, North Carolina, e del ‘Godfather of Soul’ James Brown hanno contribuito non poco a creare la leggenda, per molti è proprio quell’album datato 1992 che ha in qualche modo scolpito in modo indelebile e definitivo il nome di Parker nella galleria dei più grandi performer della storia.

Maceo Parker @ Blue Note, Milano, 8 novembre 2013

A Milano assistiamo al secondo show della prima serata: lui, completo chiaro e sorriso smagliate, si presenta con Make it Funky, sostenuto da una macchina da groove composta da Will Boulware alle tastiere, il nipote Marcus Parker alla batteria, le coriste Martha High e Darliene Parker, gli implacabili Bruno Speight alla chitarra, Rodney ‘Skeet’ Curtis al basso e l’insostituibile Dennis Rollins al trombone. Bastano due battute per rompere il ghiaccio e trascinare all’istante l’intero locale in una lunga danza destinata a durare per un’ora e mezza di concerto.

Gli ingredienti sono pochi e semplici: funk furibondo, pestato con la convinzione di sempre, citazioni dalla migliore musica nera degli anni Sessanta sparse e collocate con scientifica precisione al crocevia di un brano e l’altro, nel punto esatto in cui il pubblico, da schiavo della band, passa direttamente a uno stato di gioiosa trance danzante. Noi non troviamo modo migliore per descriverlo se non come una sorta di grande e irrazionale mojo collettivo. È ciò che accade, per esempio, quando all’improvviso, negli interstizi di uno stacco strumentale, irrompe un verso di Papa’s Got a Brand New Bag di James Brown. E poi Think (About It) di Lyn Collins, che con quel «It takes two» ripetuto con convinzione da Martha High a braccia alzate fa balenare in mente l’altro grande classico: It takes two della magnifica coppia Marvin Gaye – Kim Weston.

Ma la lista di omaggi incrociati è davvero lunga, e include Sam Cooke del Live at Harlem Square Club 1963, la splendida cover di Stand by Me e la languida You don’t Know Me di Ray Charles. Uno show senza punti deboli, un concentato del migliore Parker, una festa dedicata alla musica nera destinata a terminare con Pass the Peas e puntellata da pochi ma efficaci momenti di virtuosismo strumentale nei quali, ça va sans dire, la sezione ritmica basso-batteria avrà il sopravvento. E poi call and response, illuminazioni soul, irresistibili shuffle, break improvvisi, morti, nascite, rinascite e tanto sudore. Non si chiede altro, ma non se ne farà più a meno.

(Buscadero, dicembre 2013)

Vai alla gallery | Foto © Luca Muchetti

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