The Wee Trio – “Ashes to Ashes: A David Bowie Intraspective” – Bionic Records (2012)

Rock e jazz, storia lunga e complicata. Tanti flirt, brusche rotture e un solo terreno di pace: il tributo, l’omaggio, la rivisitazione. Fra gli innumerevoli musicisti che si sono cimentati in esperimenti di questo tipo – ascoltati soprattutto negli ultimi due decenni – dobbiamo aggiungere il Wee Trio con questo Ashes to Ashes, un progetto le cui fondamenta si devono a Cliff Haines, eclettico chitarrista jazz al quale venne l’idea di radunare un gruppo di musicisti di New Orleans per dare vita a un viaggio nella musica di David Bowie. L’idea piace, tanto che James Westfall, vibrafonista che aveva preso parte al tributo di Haines insieme al resto del Wee Trio (che comprende la batteria di Jared Schonig e il basso di Dan Loomis) porta in studio il resto della band a un anno dalla chiamata del chitarrista e pubblica questo EP.

La carriera del Duca Bianco, così ricca di deviazioni, puntate inaspettate fra generi diversi, travestimenti, ricomposizione fra tradizione e innovazione, suoni naturali ed elettronica, è terreno fertile per musicisti jazz moderni. Nella tracklist di Ashes to Ashes finiscono “Battle for Britain” (da Earthling, del 1997), “Queen Bitch” (daHunky Dory, del 1971), “The Man who Sold the World” (dall’omonimo album del 1970), “Ashes to Ashes” (da Scary Monsters (and Super Creeps), del 1980), “1984” (da Diamond Dogs, del 1974) e “Sunday” (da Heathen del 2002).

Il risultato è stupefacente: il Wee Trio si appropria delle melodie lasciando ben riconoscibile marca e paternità dei brani ma allargandone l’idea con un jazz alieno a ogni tipo di ortodossia e in cui le note di vibrafono, strumento principe di questo piccolo grande album, tengono a bada le esplosioni rock, jazz, e qualche volta vicine alla drum’n’bass della batteria e di un basso impaziente. Insomma, qui abbiamo jazzisti che suonano rock con la stessa energia di un power trio impazzito e nel quale la chitarra è stata sostituita da un vibrafono. Un suono brillante, una rielaborazione fine di canzoni nate da una delle migliori menti musicali del pop. E l’intesa, mai come stavolta, conta. Allargando la scaletta possiamo solo immaginare cosa regalerebbe il Wee Trio dal vivo.

(da All About Jazz, febbraio 2012)

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