Camillo Pace – Connie Valentino – “Uhuru Wetu – The Music Of Bob Marley” – Koinè Records (2010)

Bob Marley, Leonard Cohen, Curtis Mayfield, Martin Luther King e papa Giovanni Paolo II. Chi fa convivere tutte queste icone in un solo album di otto tracce? Camillo Pace e Connie Valentini, firmando un album-tributo a Bob Marley. Huru Wetu – The Music of Bob Marley è un titolo sicuramente parziale, se osserviamo con occhio analitico questo lavoro licenziato dalla Koiné. L’anima del disco, invece, è molto coerente anche quando le deviazioni rispetto al percorso annunciato si fanno audaci. Marley – soprattutto il suo afflato religioso così come la componente più spirituale e di rivendicazione della sua musica – diventa lo scivolo per orientare Pace e Valentini, che tutto rileggono tramite la lente deformante/informante del jazz, verso un mosaico di note e parole che le ricche note scritte dai due musicisti nel booklet del disco svelano chiaramente.

Funky e rhythm’n’blues è l’iniziale “I Shot the Sheriff,” “No Woman No Cry” si apre con un suggestivo incontro fra le parole di Martin Luther King durante il celebre discorso di Washington nell’agosto del 1963, e le note del contrabbasso di Pace, ma prosegue poi con una scansione ritmica inaspettata e suoni di carillon mentre la voce di Connie si perde in giochi trasognati insieme alla tromba di Vincenzo Deluci. Funky e spettinata rimbalza “Get Up Stand Up,” posta a chiusura (momentanea) della parentesi dedicata a Marley. Al centro troviamo infatti “Halleluja,” che si trasforma piano piano in un pezzo arioso, quasi un coco brasiliano etereo e leggero. Il classico di Cohen ripreso più tardi da Jeff Buckley fa da spartiacque. La seconda parte del viaggio infatti torna sulle orme giamaicane con “One Love” (qui unita a “People Get Ready” di Mayfield), “Jamming” e “Redemption Song” a suggello dell’abum.

Prima dell’ultima traccia però è “Il Volo dell’Angelo,” unica composizione originale, a regalare a Uhuru Weto il vero salto di qualità. In sette minuti ascoltiamo una mini-suite nella quale i cori di Naymai Anthony Mukoko e Likono Alexander Ashivaka portano il tema africano in primo piano mentre il brano si sviluppa come una lunga canzone pop in due tempi. La degna evoluzione discografica di un bel progetto iniziato sul palco e proseguito in sala di registrazione.

(da All About Jazz, agosto 2011)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...