Gregory Porter – “Water” – Motema (2010)

Quando un cantante presenta come sua principale influenza Nat King Cole, un biglietto da visita eloquente come quello di Wynton Marsalis (che non esita a definire l’artista in questione «un fantastico giovane cantante») e nei crediti dell’album d’esordio include James Spaulding, sassofonista e flautista già al fianco di Sun Ra, Max Roach, Wayne Shorter, non è che a un ipotetico recensore rimanga molto altro da dire.

Ma siccome ogni certezza è quasi sempre figlia del dubbio, infiliamo nel lettore Water, opera prima di Gregory Porter, in un pomeriggio di pioggia spessa e infinita. E forse profetica, con un titolo così. Quel che accade dopo lo si può descrivere con un cliché smunto e abusato, ma anche molto preciso. Pura magia della musica, ascolto immersivo, allontanamento dalla realtà. Niente di nuovo, a conti fatti. Porter ama il jazz lontano dalla sperimentazione, imbastisce canzoni piene di soli di sax, lambisce certe atmosfere alla Van Morrison e rimane molto spesso invischiato in una vena intima e malinconica.

In mezzo a tanta malinconia però gli episodi più graffianti sono quelli in cui il groove conquista terreno. “1960 What?,” per esempio, vibra in un crescendo strumentale mentre Porter alterna un testo quasi parlato, qua e là sul punto di decollare, all’intramontabile formula ‘call and response.’ Una grandissima prova di controllo su toni, volumi e colori. “Skylark,” “But Beautiful” e la stessa “Water” suonano come magnifici notturni (e proprio in quest’ultima quel «Wash Me, Wash Me, Wash Me!» così sottolineato in apertura sembra omaggiare il gigantesco Al Green di “Take Me to the river”).

Meno riuscita la deviazione da crooner di “Magic Cup,” un po’ artificiosa di maniera, comunque facile da dimenticare dopo aver ascoltato i tre minuti a cappella di “Feeling Good,” una lezione di storia della musica nera. O meglio, della sua forza intatta. Gregory Porter è un cantate di classe, che si spera di risentire presto con nuove canzoni. L’attenzione riservatagli oltre oceano da trasmissioni popolarissime come il Late Night with David Letterman e il Today Show sembrano preludere un’esplosione verso il grande pubblico.

(da All About Jazz, luglio 2011)

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