Riccardo Tesi – Maurizio Geri – “Sopra i tetti di Firenze” – Materiali Sonori (2011)

Le parole per la dedica sono quelle di Francesco De Gregori: «Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare sopra i tetti di Firenze per poterti conquistare», i suoni sono quelli prodotti dai due vecchi compagni d’avventure di “Acqua Fuoco e Vento”. Caterina Bueno è un nome al quale la musica tradizionale toscana deve moltissimo. Scomparsa nel 2007 dopo un infaticabile lavoro di ricerca e riproposizione di canti orali del centro Italia, oggi viene celebrata (o meglio viene celebrata la musica alla quale dedicò una vita intera) in un doppio album di Riccardo Tesi e Maurizio Geri.

Un disco in cui non sono soltanto musicisti appassionati di folk a rendere tributo, ma nel quale spiccano anche le collaborazioni di grandi ‘toscani rock’come Piero Pelù, Gianna Nannini, Nada, e una serie di artisti come Davide Riondino, Carlo Monni, Francesca Breschi, Daniele Sepe, Custodio Castelo e Riccardo Tarlini, a dare man forte al nucleo che oltre a Tesi e Geri vede in organico Lucilla Galeazzi, Caludio Carboni, Filipppo Pedol, Stefano Melone a Marco Fadda.

Uno dei tanti pregi di Sopra i tetti di Firenze è quello di essere un tributo che non ha il sapore di tributo. Non c’è alcuna pedissequa ripoposizione della tradizione, più o meno ricostituita, nessuna genuflessione dettata dall’etichetta. Al contrario, ovunque, tracce di world music, rielaborazione, e un lavoro di rilettua che di questi brani prova piuttosto a restituire il respiro più moderno. Qui rivivono pezzi della storia musicale italiana lontani ma comunicanti. Se infatti Bueno incise i primi lavori per la leggendaria etichetta dei Dischi del Sole (per chi volesse approfondire consigliamo l’omonimo documentario del 2004 firmato da Luca Pastore), fu un giovane De Gregori ad accompagnare alla chitarra Caterina, ai tempi del Folk Studio di Giancarlo Cesaroni. «Nella sua maniera di intendere le tradizioni – raccontano Tesi e Geri citando Maurizio Agamennone – non emergono nostalgie e rimpianto, ma memorie ed esperienze reali di vita, che nel presente producono ancora pensiero musicale, pensiero politico, consapevolezza sociale». La via, dunque, in qualche modo era già tracciata. Chitarre e organetti non hanno fatto altro che seguire la direzione.

Sono stornelli d’emigrazione raccolti in Casentino, a Stia e al castello di Porciano, temi reintegrati in frammenti più recenti, suite dedicate alla donna, ai pastori, alla mietitura, frammenti del nostro DNA recuperati fra casolari e campagne, canti di questua, musiche spesso legate a doppio filo con lo scorrere ciclico delle stagioni e del tempo, con le feste, con le osterie e persino con le pietanze. Un doppio album che regala a tutti coloro che non l’hanno mai accostata la grandezza di Caterina Bueno, e racconta la storia di una delle piccole-grandi Alan Lomax, troppo spesso sconosciute, del nostro Stivale.

(da All About Jazz, aprile 2011)

 

 

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