Erica Mou – “Bacio ancora le ferite” – Auand (2010)

«Fino a qualche anno fa credevo che il jazz avesse l’odore stantio di naftalina tipico delle “casadellenonne”. Basta solo un po’ di curiosità olfattiva per annusare profumi di spezie inedite» ci aveva raccontato qualche tempo fa Erica Mou intervistata nella nostra rubrica “Osmosi”. Una volta ascoltato Bacio ancora le ferite, viene il dubbio che i profumi speziati siano quelli che Erica ricerca anche nella sua personalissima ricetta pop. Se la ragazza è un’esploratrice instancabile anche in ambito jazz – il disco non a caso è pubblicato dalla Auand Records – , la sua musica è decisamente imparentata col folk acustico più sofisticato. I nomi che vengono in mente sono molti, ma Cristina Donà sul versante italiano e Ani Di Franco su quello estero fanno in un certo senso da numi tutelari.Erica è poco più che ventenne ma scrive con la consapevolezza di una songwriter navigata, forte anche di un modo di cantare impossibile da confondere con la miriade di stelle anonime che affollano l’airplay nazionale. Se a ciò aggiungiamo la poliedrica formazione musicale, è facile immaginare la bontà delle sue canzoni.

Piene di chitarre acustiche, spesso rinvigorite da ritmiche grooveggianti e accelerazioni elettroacustiche, le dodici tracce di Bacio ancora le ferite sono da promuovere a massimi voti e da vedere come il primo passo di una lunga crescita futura. “È,” “Oltre,” “Domenica” e il rock di “Dipendenza” e “Lame” si fanno apprezzare meglio di episodi più intimi come “E mi,” “Sera d’acqua” e “Senso” (a proposito di spezie: «Odio tutte le spezie che coprono i sapori/o dovrei dire i gusti» canta Erica in questa canzone) suonano nel complesso meno convincenti del resto dell’album: la ricchezza compositiva e le invenzioni più entusiasmanti, a parere di chi scrive, stanno nei brani maggiormente movimentati e, in qualche caso, oscuri del disco. Peccato veniale.

Ricami di chitarre, echi di trombe, clarinetti, archi e pianoforti. Una bella cover di “Pensiero stupendo” fa capolino a metà del viaggio. Erica Mou è un’artista giovane e di tutto rispetto. Arriveranno grandi cose; sospettiamo non solo per un pubblico di nicchia.

(da All About Jazz, gennaio 2011)

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