Metallo che parla

E’ che ti sorprende.
Appena entri, dopo lo spazio minimo di un biglietto staccato all’ingresso e tre passi verso la porta.

La visione è enorme, reale e dolente.
Christian Boltanski ha voluto, sospese sopra il DC-9, ottantuno luci che aumentano e diminuiscono d’intensità al ritmo del respiro umano. Cammini, e tutto intorno ti vedi camminare in ottantuno specchi neri. E ovunque ti muovi, ascolti ottantuno bisbigli diffusi da casse invisibili. Ottantuno come il numero delle vittime.

Per cinque minuti ho avuto voglia di uscire.
E’ un pugno allo stomaco, ma il Museo per Memoria di Ustica di Bologna dovremmo visitarlo tutti.

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