Emil Friis – “The Road to Nashville” – Southern Imperial Recordings (2010)

C’è una piccola America a nord dell’Europa. Il danese Emil Friis giunge con questo The Road To Nashville alla sua terza prova in studio. Composto da dieci tracce, l’album rappresenta un passo avanti rispetto ai due precedenti. E’ un disco che pur non allontanandosi dalle fondamenta roots dell’esordio allarga il campo di influenze e profumi. La lunga strada verso Nashville infatti in prima battuta dà l’impressione di puntare dritta verso il soul dell’inaugurale I Tried To Tell You Why, ma ritira ben preso, con la title-track, verso le mezze tinte di una ballata in stile Field Songs colorata da una tromba mariachi. Con Friis c’è la band che fin qui l’ha fedelmente accompagnato: Rasmus Dall alle chitarre, Uffe Ipsen al basso, Kasper Erbou Hansen alla batteria e percussioni e Jesper Folke Olsen al piano, fisarmonica e chitarra acustica. Un collettivo che, a ben vedere, riesce a imprimere una cifra personale (anche se non troppo affiatata) al clima del disco.

Dopo il sussulto iniziale però il passo dell’album si assesta su di una lunga serie di mid-tempo di certo perfetti per una carrellata cinematografica che, magari dal finestrino di una vecchia Chevy, passa in rassegna panorami immobili mangiandosi curve morbide e un nastro d’asfalto interminabile, ma che troppo presto si arena in un susseguirsi di ballad dal sapore un po’ scontato. Una strada in cui mancano le visioni, i sogni, la fame, la passione, l’urgenza della fuga o il piacere sottile della stasi. Un viaggio che la voce gracchiante e nasale – a metà strada fra l’arsura di un Dylan e gli svolazzi melodici di Ryan Adams per intenderci (ma il paragone rischia di essere irrispettoso nei confronti di entrambi, purtroppo) – non fa altro che appesantire.

Va meglio là dove la tromba suonata da Søren Bøtker Hansen restituisce qualche bagliore poetico in grado di scaldare l’ascoltatore, ma troppo velocemente sparisce sgonfiando l’inizio di climax nella ripetitività di temi abbastanza prevedibili, un panorama che prima di arrivare a Nashville pare davvero troppo monotono. Un peccato perché la voce di Friis, come spesso accade ai cantanti della musica che noi più amiamo, è ammaccata da tutte quelle debolezze, imperfezioni e impurità che a volte fanno di un cantante tecnicamente modesto un artista capace di colpire per intensità e sincerità. Speriamo di ritrovarlo alla prossima sosta con idee più fresche e una identità musicale meglio definita.

(da RootsHighway.it, 2010)

Varispeed Sessions, The Road To Nashville from frederik Brun Madsen on Vimeo.

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