DeSoto Rust – “Highway Gothic” – Desoto Rust (2009)

Driving home, we were wonderng if it was even going to get finished… un’unica, grande nota di copertina che sintetizza al meglio lo spirito di questo Highway Gothic. I DeSoto Rust sono una band di stanza a Philadelphia e l’album registrato lo scorso mese di febbraio nella città della Liberty Bell sotto la produzione di Joe Caroll (già al fianco di Tom Gillam, Ben Arnold e Joseph Parsons) è il terzo capitolo di una parabola che nel giro di pochi anni, ricordiamo che la band si è formata nel 2004, ha già prodotto frutti interessanti. Musicalmente i DeSoto Rust, in cui militano Ray Hunter alla voce e chitarra ritmica, Dave Reeve alle batteria e percussioni, Steve Savage al basso, lap steel e David Otwell alla chitarra solista e mandolino, paiono percorrere – almeno sulle prime battute – strade molto vicine allo Springsteen più grezzo ed elettrico, declinando però il tutto con sfumature proprie del roots rock. All Riders… All Nighters San Angelo sono due starter piazzati proprio all’inizio dell’album che, in questo senso, funzionano alla grande dando subito il polso di una band che ha fatto della mitologia legata alla strada (un’occhiata a copertina e booklet per cancellare ogni dubbio sono più che sufficienti) il proprio credo estetico e il set di molte canzoni.

Blue collar rock che, se non fa dell’originalità la sua prima qualità, scorre via grezzo e onesto come deve suonare. Tenendo il Boss come stazione di partenza, tanti sono gli echi e i bagliori che si incrociano via via che le tracce scorrono sullo stereo: il rock dei DeSoto Rust si radica infatti a quelle note parentele artistiche che hanno generato l’immaginario e il suono dell’Uomo del Jersey (il taglio di voce di John Fogerty si riconosce in Northern Road) o che semplicemente ne hanno condiviso intenti e orientamenti (l’ombra lunga del Steve Earle più melodico e spaccacuore appare in Open Road mentre alle spalle di Ray Hunter il resto della band fa il verso ai Dukes con tanto di mandolino). I più filologici ci troveranno anche qualche sprazzo di Joe Grushecky nei capitoli maggiormente votati all’elettricità.

La chiusura dell’album è affidata alla rilettura elettrica della dylaniana New Morning. Come a dire che dopo tanto vagabondare in lungo e in largo su highways assolate o inondate da piogge battenti (sia che cerchiate qualcosa o che scappiate da qualcosa) è sempre alla corte del Poeta che si trova riparo e, per chi ancora crede al grande sogno, anche un posto dove “camminare nel sole”. I DeSotoRust con questo disco proseguono il viaggio nell’iconografia e nella sostanza di un tòpos legato a doppio filo alla storia e alla geografia americana: la strada. Lo fanno ponendo Highway Gothic in diretta continuità – per lo meno dal punto di vista delle tematiche – col precedente Greene Country Towne datato 2006. Semplici e convincenti.

(da RootsHighway, 2010)

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