Tishamingo @ Piazza Duomo, Casalmaggiore (CR) – 4 luglio 2009

C’è poco da obbiettare sull’onestà dei Tishamingo. I ragazzi amano la miscela esplosiva di southern rock, blues, funky e country di cui sono fra i migliori interpreti e alfieri in circolazione, tanto che in una torrida notte di Casalmaggiore riescono a firmare una esibizione a dir poco incendiaria. Di fronte a un pubblico composto per lo più da curiosi piuttosto che da appassionati, se vogliamo essere completamente sinceri, Cameron Williams e Jess Franklin, i due ragazzi terribili di Athens (Georgia) – ciascuno diviso fra voce e chitarra – hanno dato fondo alle proprie energie con un live potente, dominato da voci abrasive e micidiali assoli di Fender e Gibson: una prova che, insieme all’ultimo album, lo splendido The Point, pubblicato due anni fa per la produzione di John Kurzweg, ha spazzato via ogni dubbio sulla stoffa della formazione, dando lustro a quella che solo sbrigativamente oggi possiamo definire “southern rock band”.

In fondo, la magia della musica dei Tishamingo (il nome deriva da una citazione dal film Fratello dove sei?: ricordate la località in cui i Soggy Bottom Boys registravano Man of constant sorrow?) sta proprio nella complessa stratificazione di influenze rintracciabili al di sotto della dura scorza elettrica dei loro brani: una piccola enciclopedia della musica a stelle e strisce fatta detonare dal fuco di una miccia blues bagnata dal whisky. La serata è aperta da una scattante Walkin’ shoes, fra echi lontani degli Stones più campestri e le peregrinazioni di un bottle-neck che tornerà spesso a lamentarsi sulla seicorde di Franklin. A dare man forte ci sono il basso di Chuck Thomas, la batteria di Richard Proctor e le tastiere di Jason Fuller. L’aria di scalda con una implacabile rilettura di Bullfrog di Rory Gallagher (introdotta dalle tastiere in boogie-woogie e rinforzata da uno shuffle irresistibile della batteria), mentre è Chest Fever a farci finalmente recuperare un po’ di fiato. Il palco improvvisato sul sagrato del Duomo di Casalmaggiore e la location tutta italiana dell’occasione hanno un potere benefico sui cinque musicisti della Georgia, visibilmente divertiti dalla situazione tanto a chiedere a metà concerto: «Non trovate sia una magnifica serata?». Le vere smash hits in scaletta arrivato tutte da The Point, terzo album che – subito dopo Wear n’ Tear – dal vivo produce assalti sonori frontali come Are We Rollin’, o la conclusiva Bad news, dilatata all’inverosimile grazie alla battaglia di assoli ingaggiata da Williams e Franklin.

Una scaletta che non ha lasciato tregua, impreziosita anche da due convincenti cover di Johnny Cash (Big River) e Howlin’ Wolf (Rockin’ Daddy). Gli organizzatori del Casalmaggiore Music Festival hanno affidato ai Granny Says, ottima rock band bresciana, l’apertura del concerto. La formazione, guidata da Henry Sauda, si prepara a pubblicare il secondo album dopo il primo, omonimo disco in studio.

(da Buscadero, settembre 2009)

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