Mikkel Ploug – Sissel Vera Pettersen – Joachim Badenhorst – “Equilibrium” – Songlines Recordings – distr. IRD (2009)

Eterei ma mai algidi, arditi nel creare ambientazioni sospese e melodie intricate, ma sempre a debita distanza da ogni rischio di manierismo. Mikkel Ploug, Sissel Vera Pettersen e Joachim Badenhorst hanno dato vita a un album invernale e trasparente, un esperimento sonoro che, con quel titolo così esplicito, Equilibrium, pare occhieggiare alla natura dell’infinito. L’equilibrio in cui si mantengono voci, clarinetti, sassofoni e chitarre è infatti tanto il punto di partenza dell’ultimo progetto del trio composto dal chitarrista danese Ploug, dal clarinettista belga Badenhorst e dalla cantante norvegese Pettersen, quanto quello d’arrivo. Frenate immediatamente tutte quelle facili associazioni mentali rese automatiche dalla popolarità dei Sigur Rós. Si tratterebbe solo di semplificazioni del tutto fuori strada, anche se molto ricorrenti quando ci si accosta a musica che – secondo le più varie etichette – viene di volta in volta identificata con l’ambient, il dream pop o ancora tramite i più fantasiosi neologismi. Equilibrium di pop ha davvero molto poco. È un progetto che affonda le proprie radici nella tradizione vocale, nella musica da camera, nel jazz e nell’avanguardia. Le quattordici tracce incluse nel disco (quattro delle quali, posizionate all’inizio, al centro e al termine della tracklist, sono parti di un unico filo conduttore intitolato “Chorale”) danno vita ad un tessuto sonoro in cui ogni strumento segue un fraseggio indipendente, svuotando di significato ogni tentativo di leggere i brani secondo le classiche impalcature d’arrangiamento e linea solista. Equilibrium è un trasparente ecosistema musicale in cui ci si immerge con l’immobilità stupita propria di chi osserva le policromie di una grande immagine. Avvicinarsi a un particolare è un piacevole modo di abbandonare la bussola, col rischio di perdere di vista l’armonia del quadro d’insieme. Non è questo l’unico elemento spiazzante. Stupefacente è confrontare la ricchezza (e la bellezza) della fioritura sonora, con l’assoluta parsimonia di strumenti nelle mani del trio e con la pressoché totale assenza di escamotage in fase di registrazione. Fatta eccezione per rare e sottili venature elettroniche, Equilibrium fluttua soltanto sul potere luminoso dei tre strumenti. Nessuna sovraincisione, nessun crescendo ottenuto con l’addizione di voci o di suoni. Un approccio dalla strenue marca minimalista fa di questo album, da qualcuno avvicinato alle piste già battute dal duo newyorkese di Theo Bleckmann e Ben Monder, un piccolo gioiello di musica che rifiuta ogni etichetta. Un mondo sonoro a parte nato nelle strade di Copenaghen.

(da All About Jazz Italia, 2009)

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