Harry Beckett – “The Modern Sound of Harry Beckett” – SAM Production – distr. Egea (2009)

La tromba di Harry Beckett, musicista nato nel 1935 e d’origini caraibiche, è una delle più note del jazz britannico degli anni Sessanta e Settanta. Le piste musicali da lui battute hanno spesso lasciato intendere una concezione del jazz molto allargata. Quella di un grande tetto fatto apposta per far incontrare suoni dal mondo. L’indole caraibica, le suggestioni americane, la Giamaica riletta da una prospettiva inglese.

The Modern Sound of Harry Beckett è un disco che non cambia direzione e conferma la freschezza creativa di un musicista certo non di primo pelo. Beckett disegna melodie cantabilissime insieme a un gruppo di musicisti diretti da Adrian Sherwood, guru della dub britannica, passando da melodie ondivaghe su lenti ritmi in levare scanditi da scheletrici loop, ad assolati momenti in cui è la vena più lirica dello strumento di Beckett a ipnotizzare l’ascoltatore. «La musica di questo album è ritmicamente e armoniosamente superba—scrive Beckett nelle poche righe di booklet a cui affida il proprio commento —. Ecco perché sono stato spinto a improvvisare in modo così melodico. I musicisti erano davvero rilassati nel loro approccio alla registrazione delle musiche per questo disco. Voglio musica che la gente possa cantare, musica da ascoltare e musica da ballare».

L’album riesce nell’intento fino a un certo punto. La creatività improvvisativa di Beckett rimane vigorosa e lucente dalla prima all’ultima traccia, godibilissima sia da un pubblico di amanti del jazz sia da ascoltatori animati da un approccio più ‘svagato’ alla musica. A non convincere, in qualche caso, è tutto ciò che gira attorno alla tromba del musicista. Suoni in alcuni casi un poco opachi, basi troppo ‘dritte’ e ripetitive (di certo caratteristiche della dub) non sempre si sposano con le armonie elastiche e incontenibili di Beckett finendo per appesantire un ascolto che, al contrario, dovrebbe fare della leggerezza la propria cifra. Un esperimento riuscito solo a metà.

(da All About Jazz Italia, 2009)

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