Danny Given – “Appunti di viaggio” (2008)

La collana di Abaco si arricchisce di una nuova tessera. A seconda della prospettiva da cui lo si osserva, Appunti di viaggio di Danny Given è un libro da ascoltare, o un disco da leggere. Visto da fuori ha la forma di un comune volumetto hard-cover con una copertina talmente naïf da strizzare l’occhio all’immaginario on the road più consunto. Dentro, voltata la prima pagina, l’America.

Danny Given è nato nel 1969 a San Francisco, si è presto innamorato di un Hammond accarezzato in una chiesa frequentata da «donne coi cappelli di paglia con i fiori e la fede negli occhi neri», ma come strumento prediletto ha scelto la voce. Una voce rotonda, calda e colata in canzoni blu come una notte della west-coast. Una voce perfetta per notturni soffusi, jazzati e plasmati sulla musica ascoltata da ragazzo di straforo nei club, o da bambino a casa di papà, lungo i solchi dei vinile di Baker e Mulligan.

Leggere le oltre trenta pagine di riflessioni, racconti di vita, ricordi fissati su carta e passare in rassegna le splendide istantanee dai luoghi della vita di Given, aprirà il cuore a coloro che hanno amato la California narrata da John Fante. Dietro a ogni foto si annida una storia possibile, si illumina l’inquadratura di quel film visto e rivisto sempre con l’incanto della prima volta, si scioglie un passaggio mandato a memoria di un libro sottolineato a matita.

Sfogliare Appunti di viaggio, ascoltando senza fretta le sette tracce del CD, è come entrare nella vita di Given in punta di piedi e allargare pian piano la visuale. Forse anche per questo la voce narrante, pagina dopo pagina, passa ai suoi musicisti, agli amici, alle persone a lui più vicine. San Francisco, Palm Springs, la Città degli Angeli, il Messico, Cuba e i tanti volti di New York City. Tutto a portata di mano, onirico e iperreale insieme. Automobili, spiagge e deserti, sigarette, bottiglie di whisky, tavoli da gioco, vecchie canzoni di Waits e Costello, notti insonni di città o sul ponte di una nave, copertine sgualcite di un Hemingway torturato da troppe letture.

Appunti di viaggio restituisce il respiro e gli odori di un mondo insieme al profilo del suo autore. Un ritratto i cui connotati, come nella migliore tradizione letteraria sono rimessi nelle mani dei futuri lettori/ascoltatori. Perché se è vero che in questa pubblicazione suoni, colori, immagini e parole abbondano e avvolgono, è altrettanto vero che Danny, come un Salinger strappato dalla macchina da scrivere e messo a sedere di fronte a un pianoforte, evita accuratamente di mostrare il suo volto in fotografia. La scelta forse farà la gioia di chi mal tollera gli ingombranti protagonismi autoriali. A noi, più banalmente, insinua il dubbio strisciante che Danny Given sia solo un personaggio sfuggito alla penna di uno scrittore romantico e squattrinato.

(da All About Jazz Italia, 2009)

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