Nada & Fausto Mesolella @ Teatro Monteverdi, Cremona – 18 febbraio 2010

Poesia, disperazione ed ebbrezza di vita. Ogni parola unoschiaffo, ogni nota un graffio. Hanno provata a definirla “la Patti Smith italiana” (così John Parish, uno di cui ci si può fidare insomma) ma l’impressione è sempre che ci siaqualcosa di sfuggente nell’artista oggi amata tanto dalpubblico più popolare – quello che la ricorda non senza unapunta di emozione poco più che bambina, in vecchi filmatibianco e nero della Rai –, quanto da giovani schiere diragazzi vicini a quella scena indie-rock che almeno da diecianni l’ha consacrata a diva di culto della musica italiana.

Ascoltandola in versione acustica, accompagnata solo dalla chitarra di Fausto Mesolella degli Avion Travel, dentro una sala da concerto piccola e raccolta come il teatro Monteverdi di Cremona – letteralmente stipato coi suoi poco più di duecento posti a sedere – viene da pensare che di canzoniericome il suo, in Italia, se ne contano davvero pochi.Basterebbe un set di classici come Amore disperato, Senzaun perché, Ma che freddo fa, Come faceva freddo, Ti stringerò, il classico moderno di Luna in piena e una dolentissima Guardami negli occhi (introdotta da unaffettuoso ricordo di Piero Ciampi, «andatosene troppo presto») per spiegare il perché di una carriera così luminosa.

Il fatto è che questo progetto unplugged iniziato negli anni Novanta in trio con il contrabbassista Ferruccio Spinetti, poicompattatosi ulteriormente attorno alla voce della cantantetoscana grazie alla permanenza del solo Mesolella allachitarra, aggiungendo sapori smaccatamente toscani (Maremma, «una canzone che mi cantava sempre la nonna»,e «la storia vecchia ma sempre attuale» di Porta un bacionea Firenze), omaggiando il Battiato di Venezia-Istanbul,riesce ad assumere toni ancora più accesi e minimalisti. Mesolella abbandona i fasti della Piccola Orchestra e sitrasforma in uno straordinario one-man-band capace ditessere campi infiniti di arrangiamenti sfruttando loop dichitarra espansi dal vivo, o sgomitando con un’irruenzachitarristica domata da precisione e dinamica. Nada, canta,urla, ondeggia e si dispera, con quella voce che, a un passodalle lacrime, dichiara guerra al mondo. Incrociare questoduo, su di un qualsiasi palco, significa assistere a unconcerto di rara bellezza. Uno show ridotto all’osso, intimoe diretto che, anche agli amanti del rock più sudato, non faràrimpiangere le atmosfere elettriche e full-band incorniciate nell’ottimo album Live Stazione Birra, pubblicato giusto un paio d’anni fa.

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