A Farewell to Beat

Non ci sarà bisogno di ricordare Fernanda Pivano. Lai sarà viva ogni volta che qualcuno aprirà un libro di Hemingway, Kerouac, Fitzgerald, o qualche vecchio volume con le traduzioni dei testi di Dylan. Niente sarà perduto.

C’è però  un film, A Farewell to Beat, girato nel 2001 da Luca Facchini. Un documentario di poco più di un’ora capace di incollarmi allo schermo con lo stupore incantato che si riserva alle cose rare e prezione.  In un giro d’America  che fa tappa a Ketchum, San Francisco, New York City, una troupe racconta la Pivano di ieri e degli ultimi anni, la ricercatrice e la studiosa di letteratura sul campo – così diversa dagli accademici che le riservarono anche veleni e cattiverie: «tristi beghe italiane», come le definisce lei osservando le big city bright lights in un notturno newyorkese.

Fernanda parla con l’entusiasmo e l’amore di una ventenne e lo sguardo colmo di umanissimo dolore di una persona anziana che ha perso quasi tutti gli amici americani di un periodo irripetibile. Hemingway, poi Corso, Kerouac, Ginsberg: foto in bianco e nero e lapidi su cui versare lacrime. Ferlinghetti, Jay McInernay, Bret Easton Ellis: amicizie vive e scrittori in adorazione dell’intelletto e del cuore gioioso di Fernanda. E poi Fabrizio De André, la PFM e tanti altri ancora.

Commovente. E rigenerante.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...